Archive for ottobre, 2009

Puntata dedicata all’acid folk: folletti, elfi, musiche magiche e dintorni.

La puntata trae ispirazione dall’articolo “Acid or Psych-Folk?” di Dal Soler Gino pubblicato su Blow Up Magazine n. 98/99 del 2006 .

451 Frammenti Sonori del 25 ottobre 2009 è diviso in tre parti. Cliccando su ‘continua’ si può ascoltare la puntata della trasmissione radio (ci sono gli MP3 da scaricare liberamente).

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451 Frammenti Sonori è una trasmissione radiofonica d’indagine sulle musiche di confine ed oltre.

Dal Febbraio del 2000 451 Frammenti Sonori si forma e informa su quanto accade alle musiche di confine: generi non-generi, art e pop, percorsi e smarrimenti, il dentro + il fuori.

Il pre-teso FILO ROSSO è una traccia (tematica) che orienta la ricerca, inevitabilmente frammentaria, di un nuovo spazio sonoro e del suo immediato liminare: conosciuto pro sconosciuto.

Eliseo Scarpa/Max Macchia vi invitano nel MICROmacroCOSMO della TRASMISSIONE.

451frammentisonori.noblogs.org è un ulteriore input/output della trasmissione e ne contiene i podcast e le possibili interazioni.

Conduzione e parte tecnica a cura di:
Eliseo Scarpa
Max Macchia

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La trasmissione è in diretta ogni Domenica alle 23,30 su Città del Capo Radio Metropolitana
Sito web: http://radio.rcdc.it/

Frequenze:
Fm: 94.700 Mhz – 96.250 Mhz – su Bologna e provincia, provincia di Modena e Ferrara.

Streaming live (cliccando sotto si apre il player per lo Streaming di Città del Capo in diretta)
http://radio.rcdc.it/listen/stream/wmp.asx .

Registrazioni delle puntate
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(Questo testo di presentazione della trasmissione è del 2000.)

ARGOMENTI

Attuale babele sonora dove i linguaggi comuni del passato prossimo (rock, jazz, pop) si sono frantumati, “frammentati”.
Processo di autonomia svolto dalle periferie nei confronti dei due principali poli anglofoni e relativi riflessi negli stessi centri.
Nuova produzione e riproduzione musicale data dall’accesso di massa alla tecnologia di base.

INDIZI E RICERCHE

L’indagare di “451” mira a rapportare le sonorità del presente alle loro avanguardie, ovvero a quelle musiche di confine che nel passato hanno aperto alla sintesi odierna. Spingendoci “oltre” rivolgeremo la nostra analisi al cammino dei nuovi suoni, quelli del possibile futuro … coniugati al passato da un filo rosso da noi chiamato sperimentazione.

TESI

Dall’avvento dell’ Housemusic viviamo una situazione musicale particolare,una sorta di Babele sonora, dove i linguaggi comuni del passato prossimo(Rock, Jazz, Pop) si sono frantumati, “frammentati”.

Se fino agli anni ’80 le categorie succitate avevano un senso definito, ben udibile e di facile classificazione, per varie ragioni, anche extra musicali, oggi le musiche ci pongono di fronte a interpretazioni e risistemazioni nuove; capiamo bene,nondimeno, quanto queste siano riduttive e limitate pur sentendo la necessità di comprendere quel che sta avvenendo.

Come si accennava prima individuiamo nell’ House il momento topico del mutamento che ci interessa.

Con l’ Housemusic si rompe il quasi monopolio del Rock e derivati, si ripesca a piene mani dagli anni ’70 la fisicità e ballabilità del Funky e della Disco  meno scontata e soprattutto sopravviene alla band e allo studio di registrazione il computer, o meglio il p.c., utilizzato potenzialmente come infinità di strumenti e come studio di registrazione casalingo, spesso solo personale. Questo atteggiamento ha profondamente modificato la comunicazione musicale, che abbandonando i vecchi modelli ha liberato nuove forze produttivo-creative date dall’accesso di massa al hi-tech.

L’innesco di un processo centrifugo ha fatto sì che gli spazi periferici diventassero autonomi dai 2 poli anglosassoni: l’esplosione dell’elettronica giapponese, l’emersione della musiche asiatiche e dell’europa orientale, la manifestazione improvvisa del centro e nord Europa e più in generale una indipendenza dai clichè del Rock e del Jazz.

Quest’ultima attitudine rintracciabile negli stessi fenomeni musicali,  quali Post-rock, Trip-hop, Drum’n’ Bass e affini sono indicativi del passaggio dei tempi, della perdita di baricentro dei vecchi generi: ora trasformati, sintetizzati o campionati.

Il sommovimento prodotto crea nuovi linguaggi, in alcuni casi distanti di fatto (la diversità delle etnie) in altre solo formalmente (il nero e il bianco non più in contrapposizione, memore di una “certa” critica, ma sintetizzati nella nuova elettronica).

L’indagine di 451 volge allo scandaglio delle nuove forme musicali rapportandolo con il loro diretto passato ovvero le avanguardie che hanno fatto propri i diversi linguaggi, rompendoli e ricostruendoli, aprendo così a nuovi modi di intendere e trasformare la materia sonora.

I riferimenti sono legati alla riscrittura della musica classica-contemporanea in chiave tribale del free jazz (Archie Shepp, Albert Ayler, John Coltrane, Ornette Coleman…) alla contaminazione del Jazz rock (Miles Davis, Herbie Hancock, …), all’astrazione della Psichedelia più avanzata ( Red Crayola, Silver Apple, Soft Machine,…), all’elettronica del Kraut Rock (Klaus Schulze, Faust, Kraftwerk…), all’ Ambient e “Possible Music” di Brian Eno e John Hassel, alla trasversalità dell’avanguardia newyorkese (tutta la No Wave) e dell’area Recommended (Henry Cow, Robert Wyatt…), all’industrial più consapevole (Cabaret Voltaire, T.G., Clock DVA…), agli ultimi contemporanei (Glass, Reich, …), all’universo etereo della post-ambient, ecc. ecc. … vale a dire “le musiche di confine”, coscientemente strategiche al superamento dello stesso. Con “l’oltre” rivolgiamo il nostro sguardo al cammino dei nuovi suoni ( Jim O’Rourke, Pansonic, Scanner, l’intera Mille Plateux, Boards of Canada, ecc.) che li coniuga con il passato e il futuro.

TENDENZE

Come nuove tendenze intravediamo : il Post-Glich, sia col suo possibile sbocco compositivo  di matrice classica-contemporanea, pensiamo al quartetto d’archi di Ryoji Ikeda in preparazione, sia al gioco delirante del Glich-Pop dei Dat Politics; le de-costruzioni improvvisative sperimentate da Autechre nelle architetture musicali e  nel suono, che stanno trasformando l’elettronica campionata in suite aperte, proprio come i “vecchi” jazzisti facevano con il Blues; la dialettica del progetto Mimeo interna all’impro elettro-acustica aperta al digitale e ai  processi di scrittura collettivi connessi, in  ripresa delle pratiche rivoluzionarie dell’improvvisazione radicale degli anni settanta (Spontaneus Music  Ensemble, M.E.V., Iskra), i famigerati anni di piombo. Dialettica che si ritrova anche nell’aspetto analogico-digitale delle fonti sonore e del loro utilizzo concretista attuato  da  Mnperign, Fennesz, Gert Jan Prins; il nuovo rock sviluppatosi dalla coscienza metodologica dell’elettronica dei ’90 riscontrabile nel consolidato lavoro dei Trans Am e nell’ultima creazione dei Wire.